di Alessandra Callegari
«Come stai?» «Bene, grazie!». Quante volte, nel corso di una giornata, ci scambiamo queste parole quasi automaticamente, senza fermarci davvero a riflettere sulla domanda e sulla risposta? E quante volte diciamo di stare bene anche quando, in realtà, siamo stanchi, preoccupati, insoddisfatti, arrabbiati o semplicemente non sappiamo bene come ci sentiamo?
Il 10 ottobre si celebra la Giornata mondiale della salute mentale, un’occasione preziosa per interrogarci non soltanto su come affrontiamo il malessere psicologico, ma anche su quanto siamo capaci di riconoscere e coltivare il nostro benessere quotidiano.
Perché prendersi cura della propria salute mentale non significa necessariamente occuparsi di un disturbo o di una difficoltà conclamata. Significa anche imparare ad ascoltarsi, riconoscere i propri bisogni, dare spazio alle emozioni e prestare attenzione alla qualità delle relazioni che viviamo, con noi stessi e con gli altri.
Ma quanto tempo dedichiamo davvero a noi stessi?
Viviamo immersi in impegni, responsabilità, richieste e aspettative. Siamo spesso molto attenti a ciò che dobbiamo fare, agli obiettivi da raggiungere, alle esigenze delle persone che ci circondano. E rischiamo di diventare sempre meno attenti a ciò che sentiamo, desideriamo e di cui abbiamo bisogno.
A volte è proprio il corpo a segnalarci che qualcosa merita attenzione: una tensione persistente, una stanchezza che non passa, un sonno disturbato, un senso di agitazione. Altre volte sono le emozioni a parlarci, attraverso un’irritabilità insolita, una tristezza difficile da spiegare, una perdita di entusiasmo. Oppure sono le nostre relazioni a diventare più faticose, perché ci scopriamo meno disponibili, più insofferenti, incapaci di esprimere ciò che proviamo o di farci comprendere.
Non tutti questi segnali indicano necessariamente un problema di salute mentale. Possono però diventare occasioni per fermarci e domandarci che cosa sta succedendo nella nostra vita, anziché continuare a procedere come se nulla fosse.
In realtà, siamo abituati a prenderci cura di noi soprattutto quando qualcosa non funziona. Ma perché aspettare di stare male per dedicarci attenzione?
Prendersi cura di sé non è egoismo, né un lusso da concedersi quando avanza tempo. È una responsabilità verso noi stessi, che può aiutarci anche a stare meglio con gli altri. Perché riconoscere i propri bisogni non significa ignorare quelli altrui, ma imparare a trovare un equilibrio più soddisfacente tra ciò che diamo e ciò che riceviamo, tra ciò che scegliamo e ciò che sentiamo di dover fare.
Non dobbiamo necessariamente attraversare una crisi per desiderare di conoscerci meglio.
Possiamo sentire il bisogno di comprendere perché alcune situazioni ci mettono in difficoltà, perché fatichiamo a dire di no, perché ci ritroviamo in relazioni poco soddisfacenti o perché un cambiamento, anche positivo, ci mette in contatto con emozioni contrastanti. Possiamo desiderare di ritrovare fiducia nelle nostre capacità, imparare a gestire meglio i conflitti, riconoscere le nostre risorse o semplicemente concederci uno spazio in cui essere ascoltati senza giudizio.
In questa prospettiva il counseling può rappresentare una preziosa opportunità di benessere e crescita personale: un percorso di accompagnamento che aiuta a sviluppare maggiore consapevolezza di sé, delle proprie emozioni, dei propri bisogni e delle proprie modalità di stare in relazione, valorizzando le risorse individuali per affrontare difficoltà, scelte e cambiamenti della vita quotidiana. Uno spazio professionale di ascolto e confronto, nel quale la persona può esplorare ciò che sta vivendo e individuare nuove possibilità di azione. E rispondere alla domanda “Come sto, davvero?”
Per questo GetFIT, che da sempre promuove il benessere come stile di vita, offre ai propri soci, in collaborazione con Collage Formazione, la possibilità di accedere a percorsi individuali di counseling con counselor professioniste, in presenza oppure online: un’occasione per dedicare tempo a sé, ascoltarsi e prendersi cura non soltanto del proprio corpo, ma della qualità della propria vita.